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LA MUSICA HA BISOGNO DELL' HI-FI
di Mario Berlinguer
Estratti da SUONO - GIUGNO 1998
....I diffusori Diapason , le elettroniche KR Enterprise e soprattutto la musica di Dino Saluzzi sul magnifico scenario del lago di Garda.
Alessandro Schiavi di Diapason non ha organizzato una delle solite presentazioni, ma un "evento" in cui la presenza di prodotti era un aspetto per così dire marginale. Già la stessa dimostrazione era in uno degli alberghi più spettacolari del Garda, L'Hotel Laurin, un vero e proprio gioiello dei primi del secolo. Ma il "pezzo forte" è stato il concerto del grande bandoneonista Dino Saluzzi, il più celebre solista vivente di questo affascinantissimo strumento. Non frequente nelle sue esibizioni, è inoltre raro poterlo ascoltare in un concerto di solo bandoneon. Come gli organizzatori ( la stessa Diapason e la società di produzioni audiovisive Morgana ) abbiano potuto mettere su una tale chicca non è facile da capire, fatto sta che alle 21 e 30 di mercoledì 13 maggio 1998, in una favolosa sala ricavata dallo stenditoio dell'antico Palazzo Cominelli di Cisano ( a un tiro di schioppo da Salò ), Saluzzi ha cominciato a suonare, visibilmente emozionato per la particolarità del luogo. Il pubblico ha ascoltato con tesa attenzione le fantastiche astrazioni musicali del musicista argentino. Un concerto straordinario, anche per l'eccellente impianto di amplificazione "improvvisato" dagli organizzatori. L'intento era quello di lasciare il bandoneon "a nudo" , senza amplificazione. Però si è constatato che le ultime file avrebbero sentito assai poco, e Saluzzi è abituato a sentire lo strumento leggermente rafforzato da un'amplificazione di contorno ( e da una punta di effetto, fornita da un Lexicon ). I puristi storceranno il naso, e anch'io avevo le mie perplessità. C'è da dire che il lavoro di Saluzzi è fatto di sottigliezze, sfumature , e anche di una certa elaborazione del suono a fini musicali. Il bandoneonista, peraltro, sente il suo strumento in maniera estremamente ravvicinata ( Saluzzi appoggia il bendoneon sulle cosce), e l'unico modo di far sentire bene chi ascolta da una maggior distanza è quello di "potenziare" lo strumento stesso, ampliandone la dinamica e ottenendo nuove e diverse possibilità espressive. Questa è anche la ragione per cui gli stessi dischi di Saluzzi (ECM) presentano un bandoneon "espanso", particolarmente carico. Schiavi ha reso disponibili una coppia di Adamantes III ( i diffusori presentati nella sala presso l'Hotel Laurin ), collegandoli attraverso un finale Chord al "mixer da viaggio" di Saluzzi. Ho potuto constatare con i miei occhi l'improvviso innamoramento di Saluzzi per gli Adamantes III: ne ha immediatamente ordinato alcuni esemplari in versione portatile e professionale, robusta anche se meno elegante di quelli di serie. Durante le prove nella sala del concerto, Saluzzi era contento come un bambino. La gioia di Saluzzi è stato il regalo più grande che potesse fare agli organizzatori, una gioia che la sera si è tradotta in un concerto memorabile.
La dimostrazione al Laurin è stata molto interessante, Diapason presentava i suoi nuovi diffusori: le Adamantes III, le minuscole Karis e il centrale Kentron. Gli Adamantes III ricalcano fedelmente l'aspetto estetico che ha reso celebri questi diffusori della prima versione, con il suo mobile sfaccettato in modo da evitare le risonanze interne quanto le diffrazioni del frontale ( la disposizione degli altoparlanti è drammaticamente vicina alla teorica sorgente puntiforme). In più, nella terza versione, Diapason ha sfruttato la tecnologia "direct drive" introdotta con Micra e Adamantes Limited Edition. L'unità bassi, costruita su specifiche Diapason, è un altoparlante che si "autotaglia" e in questo modo si è eliminato l'intervento del cross-over collegando direttamente il woofer all'amplificazione. Così sono concepiti anche i Karis, diffusorini dalla fenomenale grinta e dalla sorprendente escursione. Hanno evidenziato un suono naturale, dettagliato, potente e dal fenomenale corpo timbrico; l'aspetto che francamente mi ha più sorpreso, pur in un'installazione necessariamente non perfetta, era la facilità con cui i diffusori sparivano dalla scena. |
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